01/12/2008

sere nere


Scrivo quando non posso parlare, per un motivo o per un altro. E adesso non posso parlare.

Stupido forse, ma scrivo solo qundo sto male dentro. E' il nero che mi fa scrivere. E in questo momento mi sento nera dentro. Perché? Semplicemente perché è una giornataccia, perché il mio uomo non c'è, perché ha anche lui i suoi momenti, perché non posso pretendere che mi capisca sempre, che intenda quelli che per me sono gesti di amore...

Posso sopportare qualunque cosa, anche piangere ogni giorno, anche sentire il cuore a pezzi. Posso incassare anche colpi gratuiti, fartgli da sacco da boxe quando non ha altri su cui scaricare. Anche quando non lo merito, anche quando cerco di dare tutta me stessa per migliorargli la giornata o non essergli di ulteriore peso.

Semplicemente perché lo amo. Semplicemente perché è tutto quello che ho. Semplicemente perché questo significa amare oltre ogni misura.. e forse oltre me stessa. Devo solo stare attenta.. perché in passato questo tipo di amore mi ha solo sbattuta nel fondo cieco di un burrone infinitamente profondo. E poi non è solo questo con lui, altrimenti non avrebbe senso amare e volersi fare male.

Mi sfogo qui, dove nessuno può leggere e commentare. Nessuno che conosca. Perché è solo BISOGNO di scrivere, mentre piango. Ma fanno bene anche le lacrime.. sono forte.

Ma quand'è che ci si deve fermare prima di perdersi e non riconoscere più i confini della propria personalità?

Ho una personalità troppo marcata perché i contorni svaniscano. Eppure sono capace di scuoiarmi per amore.

Perché amo sempre troppo forte. E va bene così.


26/10/2008

Racconti di un passato inconfessato..

Sono trascorsi più di tre anni da quando è iniziato quel terribile incubo, che mi ha trasformata sotto i miei stessi occhi. Ha cambiato la mia mente prima, poi la mia vista, poi il mio corpo, il mio umore, alcuni tratti caratteriali. Ho visto di tutto in questi tre anni o poco più. Ho visto le paure, le notti bianche, la solitudine più profonda, le lacrime e la disperazione delle persone che amo, sogni infrangersi, amicizie distruggersi, odio, rancore, sangue... quanto sangue...

Prima di allora, non sapevo neppure di cosa si trattasse davvero.. anoressia, bulimia, self-injury... parole conosciute, sicuro, da tutti. Ma comprese davvero, da chi? Solo da chi c'è passato dentro. E io ero nella marmaglia degli ignoranti, fortunatissimi ignoranti, nella quale avrei preferito restare per sempre. E invece no.. un'estate qualsiasi, tanti anni di sofferenze alle spalle, problemi sempre troppo grandi per un'adolescente, troppe responsabilità, rancori verso i genitori, rabbia verso di me, verso quella testa quadrata che non mi permetteva di vivere libera come era da sempre nella mia natura, un anno appena trascorso fra cure mediche che mi avevano trasformato il corpo fino a far crescere sempre più l'odio verso di esso, la paura di relazionarsi al mondo, al sesso opposto, sempre chiusa nei libri per non vivere la realtà che temevo potesse deludermi. Ed eccoci qua. Una lotta verso me stessa, uno sciopero della fame che non rientra in parametri logici di nessun tipo, una voglia di punirsi che non finisce mai, che mangia se stessa... e mangia la carne e la mente..

Accettarlo, decidere di volerne uscire, di farsi curare e vedere i pazzi occhi negli occhi.. vedere cose che non avevi mai immaginato di vedere.. e così è stato. Ma il travaglio mi ha bruciato tante cose.. ha bruciato a lungo la mia voglia di vivere, di socializzare.. ha allontanato le mie amicizie.. perché stare accanto ad una che ha la testa dura e vede solo mostri e porta dolore a chi la ama non è facile per nessuno.. ricordo le settimane senza scuola, chiusa in casa, perché non volevo che qualcuno mi vedesse, che vedesse quei segni, quelle occhiaie innaturali, quella faccia che non era più la mia. Quei mesi senza amici, senza nessuno a cui aggrapparsi per salvarsi.. quell'improvviso attaccamento ad Internet, dove solo potevo trovare qualcuno che mi stesse vicino, anche se separato da uno schermo, per farmi sentire meno sola. Protetta dalla distanza.. nel mondo, ma lontana dal mondo, lontana dagli occhi, che era ciò da cui fuggivo. E ringrazio il Signore che mi ha fatto conoscere il mio migliore amico.. un'amicizia inaspettata, ma che mi ha aiutato non so quanto. Poi il peggio, la fase ancora più squallida di questa esperienza che non ripeterei nemmeno per soldi. Quel sangue.. oddio che vergogna. I maglioni lunghi fino alle mani, sempre coperta per nascondere dei segni che non si cancelleranno mai dal mio corpo. E le bugie, doverose, per non spiegare l'umiliante verità a chi se ne fosse accorto per sbaglio. E pensare che c'è chi va in giro, con lo stesso problema, a braccia scoperte.. per mostrare al mondo quel suo odio verso di sé. Ma questa é voglia di attenzioni, estrema e patetica, non un vero problema.

Poi.. una mano. La mano di chi un giorno ho iniziato ad amare al di sopra di tutto. Una mano inconsapevole la sua, perché ho imparato ad amare me stessa attraverso l'amore di lui per me. Un gioco forza che mi ha salvato dai miei mostri. Con tanta tenacia, determinazione, dopo tante lacrime, dopo tanto dolore, ho deciso che io valevo più per quella che ero che per come avrei voluto essere. E ho smesso, passo dopo passo, di credermi peggiore del mondo, di essere nera come la pece, chiusa, insicura, fredda. E ho deciso di scendere in campo, a lottare con la vita e per la vita, non contro di essa.

Ed ora sono qui, forte, tanto forte.. perché lo sono davvero anche quando credo di non esserlo. Quando sto per soffocare scatta in me una molla che prima non esisteva, un meccanismo di autodifesa che porta a cambiare strada, anche se ciò dovesse significare di abbandonare cose e persone. Ma mi salva.

Agli occhi di molti, che non possono capire, e non li biasimo minimamente, quest'esperienza è un'assurdità la cui colpa è solo di chi soffre. Ma non è tanto semplice come può apparire... la superficie del problema è banale, solo la punta dell'iceberg, ma quello che c'è sotto è inimmaginabile. E ti cambia alla fine, per forza di cose. Ti indurisce, ti regala un'armatura di ferro, per scendere e combattere. Se oggi sono quella che sono, lo devo in parte a tutto quello che ho vissuto sulla mia pelle nell'arco di quei tre anni e mezzo. Se il mondo non mi fa più paura, è perché ho rischiato di perdermelo uccidendomi inconsapevolmente. Mi sono privata di un'infinità di cose, di sentimenti e di emozioni, a cui ora non rinuncerei più solo per paura di farmi male. E l'indifferenza verso le cattiverie e le ingiustizie, le malelingue, i pensieri errati della gente, mi scivolano addosso.. proprio per quella molla che scatta e che mi dice che non posso più farmi problemi per come gli altri scelgono di vedermi. L'importante è essere puliti dentro, sapere che quel che fai è giusto verso di te e verso chi ami. Poi, il mondo, pensasse ciò che vuole. Ed è quello che provo ad insegnare alle persone che ancora oggi soffrono quello che ho sofferto io, cercando di trasmettergli un po' di voglia di vivere, e di fargli capire che gli occhiali attraverso i quali guardano la realtà, sono alterati.. da una mente a sua volta alterata e negativa.

Non ho mai scritto di queste cose.. per paura di farmi male. Vigliacca? Forse un po'.. sì. Non mi metto a raccontarle al mondo, perché al mondo che gl'importa? Se penso a quanti gesti di cui ora mi pento sono stata spinta in quel brutto periodo... quanta irrazionalità per niente. Per odio. Per rancore ingiusto. Ma ciò che conta è essere qui ancora, SICURI di non essere la feccia. Sicuri di poter dare tanto, tanto e tanto ancora, a chi amiamo, a chi ci ama.

06/10/2008

Infinitamente

Quando amiamo qualcuno diventa naturale sentire il bisogno di stargli vicino quando non sta bene. Ed è un gesto incondizionato, che non vuole niente in cambio. Basta mettersi in un angolino, in ombra, per non invadere la delicatezza di un brutto momento. Ma dalla stessa ombra far sentire il battito del cuore, per ricordare a quella persona che tu ci sei. Basta un gesto, piccolo. Poi c'è chi è più forte, e offre all'amico sofferente se stesso. Gli offre la sua pazienza, spalle forti, e sceglie di fargli da parafulmine, permettendogli di farsi scaricare addosso tutta la rabbia, il dolore e la delusione. Pronto già a perdonare l'amico per tutte le cose brutte che potrebbe dirgli.

E questo non è annullarsi. Ma voler bene infinitamente. Ed avere tutta la forza di restare se stessi pur rompendo, per un attimo, gli steccati della propria personalità.

E, anche quando il gesto non sarà condiviso, ne sarà comunque valsa la pena. O almeno, io la vivo così da sempre.